Giugno 2025. Aspetto che qualcuno arrivi e ci accompagni oltre il cancello che delimita l’inizio della Zona di Esclusione, quei trenta chilometri quadrati che definiscono una delle aree più contaminate del Pianeta. Il piazzale davanti alla gigantesca barriera l’avevo già visto in una foto tanti anni fa; ricordo che c’era perfino un baracchino di souvenir per chi veniva cercando di visitare il luogo del peggiore disastro nucleare di sempre. Adesso non c’è più niente, e nessuno. Quando infine viene il rappresentante del governo ucraino e oltrepassiamo la barriera, il silenzio è tombale, il cielo è pesante e grigio. Se possibile, dall’invasione russa del 2022 Chernobyl è diventata un luogo ancora più spettrale.

La ruota panoramica del parco divertimenti di Pripyat. (foto: Riccardo Venturi/UNEP)

Arrivo qui come parte di una missione per determinare l’impatto ambientale della guerra in Ucraina. Ho viaggiato dalla devastazione del Donbass alle foreste rase al suolo dai bombardamenti di Sumy e Kharkiv, ma anche Chernobyl è una delle vittime di questa guerra: non solo è stata occupata durante l’invasione del 2022, ma anche ripetutamente attaccata, con danni importanti anche al sarcofago di contenimento, che custodisce il reattore numero 4, quello causa dell’incidente. Così, dopo settimane di richieste, siamo riusciti infine a essere tra i pochi a cui è concesso di arrivare fino alla parte più profonda della Zona di Esclusione, in un momento in cui la tensione è altissima e Kiev è devastata dai bombardamenti.