Il reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl, che il 26 aprile 1986 ha provocato la più grande catastrofe nucleare della storia e diventato il simbolo delle tragedie ambientali, dopo 40 anni continua a preoccupare il mondo. La notte del 14 febbraio 2025 un drone di produzione russa dotato di una testata ad alto potenziale esplosivo, ha colpito la gigantesca cupola chiamata New Safe Confinement costruita attorno al reattore per contenere i materiali radioattivi ancora presenti. Riparata, i lavori però non sembrano aver scongiurato il pericolo di una fuoriuscita di radioattività nell’ambiente. A lanciare l’allarme sulla sicurezza del sito nucleare sono i risultati di un rapporto commissionato da Greenpeace che analizza i danni provocati dal drone sullo scudo protettivo.
Saluggia, l’ombra delle scorie nucleari: tutti i ritardi di una bonifica da ultimare
di Dario D'Elia
L’agenzia nucleare dell’Onu
Il rapporto di Greenpeace che cita anche analisti militari britannici (quella notte di febbraio vennero lanciati sull’Ucraina 133 droni) sottolinea infatti che il sarcofago costruito all’interno dell’arco a causa dell’esplosione abbia perso parte della capacità di tenere all’interno della struttura la radioattività. Così come segnalato anche dall’Agenzia nucleare dell’Onu (IAEA) che inizialmente non aveva rilevato fughe di radiazioni, ma successivamente ha confermato un deterioramento della struttura metallica.






