Milano, 24 apr. (askanews) – Una nuova frontiera nella cura dell’Alzheimer è già realtà in Europa, ma in Italia resta ancora un nodo da sciogliere: la rimborsabilità. In molti Paesi europei sono infatti già disponibili nuovi anticorpi monoclonali che permettono di rallentare la progressione della malattia nelle fasi iniziali, intervenendo direttamente sui meccanismi alla base del declino cognitivo. farmaci che, proprio per questo, hanno incassato il via libera dell’Agenzia europea per i medicinali. Nel nostro Paese, però, la decisione finale spetta all’Agenzia italiana del farmaco.

“Parliamo di due farmaci, due anticorpi monoclonali – lecanemab e donanemab – che di fatto costituiscono le prime due terapie che in uno studio clinico hanno mostrato di rallentare il decorso clinico della malattia di Alzheimer – spiega ad askanews Lorenzo Gaetani, neurologo all’azienda ospedaliera di Perugia -. Per cui avere a disposizione questi trattamenti vorrebbe dire per un clinico avere per la prima volta la possibilità di offrire una terapia che può modificare il decorso della malattia di Alzheimer. E tutto questo ovviamente avrebbe effetti positivi non solo per la persona malata di malattia di Alzheimer, ma anche per tutto il suo contesto familiare e le persone care che gli stanno vicino. Quindi indubbiamente avere a disposizione queste terapie rappresenterebbe per la prima volta avere nelle mani uno strumento che può modificare il decorso. Vuol dire che la malattia non si arresterà, la malattia non migliorerà. Però di fatto progredirà più lentamente di come sarebbe andata senza la possibilità di usare queste terapie”.