Parere negativo alla rimborsabilità di due nuovi farmaci, anticorpi monoclonali, per trattare l'Alzheimer in fase precoce.
La decisione sarebbe stata presa dalla Commissione scientifica ed economica del farmaco (Cse) dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), suscitando la reazione delle associazioni dei pazienti che esprimono "profondo sconcerto" se la notizia fosse confermata.
Dopo le indiscrezioni circolate, l'Aifa ha però chiarito che l'iter di valutazione dei due medicinali anti-Alzheimer "non è ancora definitivamente concluso ed eventuali decisioni negative intermedie della Commissione potranno comunque essere oggetto di successiva rivalutazione".
Si tratta della molecola lecanemab sviluppata da Eisai-Biogen e della molecola donanemab di Eli Lilly. Entrambe sono anticorpi monoclonali innovativi progettati per trattare l'Alzheimer precoce, agendo direttamente sulle placche di beta-amiloide nel cervello. Secondo gli studi effettuati, entrambi i farmaci possono rallentare il declino cognitivo e funzionale nei pazienti nelle fasi iniziali della malattia, offrendo una modifica del corso della patologia anziché solo la gestione dei sintomi. L'arrivo dei nuovi farmaci era auspicato e fortemente atteso da famiglie e pazienti, anche considerando la limitata disponibilità ad oggi di medicinali efficaci nel trattamento di questa patologia neurodegenerativa. A mettere in allerta associazioni ed esperti era stato, in mattinata, un post sui social del direttore tecnico-scientifico di Aifa Pierluigi Russo, in cui scriveva che "decidere di non rimborsare un medicinale è una scelta a volte terribilmente complessa". La Cse, secondo quanto si apprende, nella riunione in cui si sono esaminati i dossier sui due farmaci non avrebbe riscontrato i presupposti per ammetterli alla rimborsabilità in considerazione di un effetto rispetto al deterioramento cognitivo dei pazienti giudicato "trascurabile" in termini di efficacia contro, invece, un rischio di effetti collaterali significativo. Da parte sua, Aifa ha precisato che nella valutazione dei dossier ai fini della rimborsabilità, la Cse "opera in autonomia, analizzando gli aspetti tecnico-scientifici legati all'efficacia e alla sicurezza dei farmaci, il loro profilo beneficio/rischio, il valore aggiunto rispetto alle terapie già rimborsate, l'impatto economico sul Servizio Sanitario Nazionale". "Il bilanciamento tra questi fattori è alla base delle decisioni che vengono assunte nell'interesse di tutti i cittadini e nella consapevolezza - afferma l'Agenzia - dell'elevato bisogno clinico legato alla malattia di Alzheimer".






