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24 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 21:02
Uno studio dell’Università degli Studi di Milano propone un nuovo quadro interpretativo per spiegare come la stimolazione transcranica a corrente continua (tDcs) possa contribuire ai miglioramenti osservati nei pazienti con Alzheimer. La ricerca, pubblicata sulla rivista Amyloid, suggerisce che il campo elettrico generato dalla tDcs sia in grado di modificare la superficie delle fibrille di amiloide, ostacolandone l’allungamento, un processo chiave nella formazione delle placche tipiche della malattia. Una strada quella stimolazione transcranica che un anno fa aveva visto emergere buoni risultati nell’ambito di uno studio dell’Università di Tor Vergata, anche se in quel caso si trattava di stimolazione magnetica.
L’Alzheimer è la più diffusa tra le malattie neurodegenerative e, con l’aumento dell’aspettativa di vita, il numero di persone colpite è in costante crescita. Tra i fattori determinanti vi è l’accumulo nel cervello di proteine alterate: forme anomale di amiloide che, non venendo eliminate correttamente, tendono ad aggregarsi. La malattia di Alzheimer è la forma di demenza più frequente. Circa il 5-6 % delle persone sopra i 65 anni hanno un decadimento cognitivo e su 10 persone che hanno un decadimento mentale circa 6 hanno la patologia. In Italia sono almeno 1 milione le persone affette dalla malattia che causa progressiva perdita di memoria e demenza, privando i pazienti di molti anni di vita produttivi.








