Aiutare i neuroni a farsi sentire, riparando le loro vie di comunicazione con le altre cellule cerebrali, affinché il cervello possa prevenire e contenere i danni dell’Alzheimer: si può riassumere così la nuova strategia descritta in uno studio pubblicato su Science Translational Medicine da un gruppo di ricercatori delle Università di Washington a St. Louis, Columbia, Ohio State e New York-Presbyterian.
Alzheimer, un singolo gene può cambiare il destino del nostro cervello
21 Luglio 2025
L’attività cerebrale è un processo corale, composto da innumerevoli e continue conversazioni, durante la veglia e il sonno, tra cellule diverse come neuroni, astrociti (che supportano e nutrono i neuroni) e cellule della microglia. "Le microglia sono le cellule immunitarie residenti del cervello: agiscono come “pronto intervento” in caso di danni o alterazioni del sistema nervoso centrale. Svolgono un ruolo chiave nell’avviare e regolare la risposta infiammatoria, che può influenzare la funzione e la sopravvivenza dei neuroni”, spiega Laura Piccio, docente di neurologia all’Università di Sydney e coautrice dello studio. “L’attivazione della microglia consente di modulare precocemente i cambiamenti molecolari e cellulari che iniziano anni prima della comparsa dei sintomi dell’Alzheimer e che portano alla neurodegenerazione. Quando la microglia non funziona correttamente — soprattutto negli stadi avanzati della malattia — il danno neuronale può peggiorare e accelerare la progressione dell’Alzheimer”.






