Un farmaco antiepilettico approvato da decenni potrebbe prevenire la formazione delle placche tipiche della malattia di Alzheimer, agendo molto prima che il danno cerebrale diventi irreversibile. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Science Translational Medicine, condotto da ricercatori della Northwestern University e coordinato da Jeffrey Savas, che identifica un nuovo meccanismo alla base della produzione delle forme più tossiche di beta-amiloide.
La differenza con gli altri farmaci contro l’Alzheimer
A differenza di altri farmaci recentemente approvati, come lecanemab e donanemab, che mirano a rimuovere le placche già formate nel cervello, il farmaco analizzato nello studio, il levetiracetam, agisce a monte del processo patologico, impedendo la produzione dei peptidi tossici di beta-amiloide 42. I ricercatori hanno osservato che questa forma particolarmente dannosa di beta-amiloide si accumula all'interno delle vescicole sinaptiche dei neuroni, strutture fondamentali per la trasmissione dei segnali nervosi. Lo studio ha combinato dati ottenuti da modelli murini geneticamente modificati, neuroni umani coltivati in laboratorio e tessuti cerebrali di persone con sindrome di Down, una popolazione ad alto rischio di sviluppare una forma precoce e aggressiva di Alzheimer.







