Ostacolare la formazione delle tipiche placche di amiloide associate alla malattia di Alzheimer con la corrente elettrica. O, più precisamente, con la stimolazione transcranica a corrente continua (tDCS). Già anni fa uno studio dell’Università Statale di Milano (pubblicato su Neurology) aveva osservato, per la prima volta, che la stimolazione elettrica cerebrale a bassa intensità poteva indurre un miglioramento, seppur transitorio, nei pazienti con Alzheimer, e altre ricerche avevano confermato questa osservazione in seguito. Restava – e resta – però da capire come e perché ciò avvenga: qual è il razionale, a livello molecolare e biofisico, per cui la corrente potrebbe rallentare la malattia?
Mini cervelli in laboratorio, la nuova frontiera della ricerca sulle malattie rare
17 Marzo 2026
Lo studio di simulazione al computer
Una possibile risposta arriva oggi dai dipartimenti di Bioscienze e di Scienze della Salute dello stesso ateneo meneghino, dove è stato condotto un nuovo studio, questa volta in silico. Parliamo di simulazioni al computer che hanno riprodotto ciò che può accadere a una molecola di amiloide sottoposta a un campo elettrico. Stando ai risultati, pubblicati su Amyloid, la corrente sarebbe in grado di modificare le caratteristiche di superficie della fibrilla di amiloide e inibirne l’allungamento, un processo che contribuisce alla formazione delle placche. La ricerca ha coinvolto fisici, medici e ingegneri e potrebbe almeno in parte spiegare l’effetto della tDCS riportato nei pazienti.






