A Pietracatella, in provincia di Campobasso, il paese è piccolo, ma il mistero è diventato enorme. E il tempo sembra sospeso, inchiodato all’enigma di due donne avvelenate e morte, la terza invece è sopravvissuta. C’è un elemento che aleggia come una condanna: ricina. Gli investigatori non hanno dubbi: “Le due donne sono state avvelenate”. Ma da chi, e soprattutto perché, resta il buco nero.
Le indagini si muovono su più fronti, nel tentativo di dare un senso alla storia. Dall’Istituto agrario di Riccia, finito sotto la lente per alcune ricerche sospette, fino ai negozi di fertilizzanti e prodotti agricoli. L’idea è capire se quella sostanza letale possa essere stata recuperata senza dare troppo nell’occhio. Perché la ricina, va ricordato, deriva da una pianta tutt’altro che esotica, presente anche in Molise. E questo complica tutto. Gli accertamenti informatici avrebbero rilevato che “già nei mesi precedenti all’avvelenamento” dai computer della scuola sarebbero partite ricerche proprio sulla ricina. Un indizio? Forse. O forse no. Perché in un istituto agrario studiare certe piante è normale. E allora si scandaglia la vita privata delle vittime.
PIETRACATELLA, MASSIMO BASSETTI: "DI VITA, PERCHÉ NON SI TROVA LA RICINA NEL SUO SANGUE"












