Imedici dovrebbero astenersi dal formulare diagnosi sulla salute mentale di un capo di Stato basandosi sulle sue dichiarazioni pubbliche o sulle notizie riportate dalla stampa, ma nel caso di Donald Trump "è necessaria una valutazione clinica urgente, ora più che mai".

E' quanto affermano, in un articolo sul British Medical Journal, il neurologo britannico David Nicholl del Sandwell Health Campus e l'esperta di cure primarie Trish Greenhalgh dell'Università di Oxford.

"I capi di Stato hanno diritto alla riservatezza riguardo alle proprie questioni di salute. Tuttavia - scrivono i due autori dell'articolo- le decisioni prese da un capo di Stato a volte hanno conseguenze di vita o di morte per milioni di persone. Gli standard professionali vietano ai medici di commentare lo stato di salute di una figura pubblica. Ma i recenti eventi in tutto il mondo sollevano la questione: tale divieto dovrebbe essere assoluto?".

Nel caso del presidente statunitense, osservazioni recenti su linguaggio, coerenza e comportamento hanno alimentato interrogativi su un possibile declino cognitivo. Alcuni commentatori hanno ipotizzato condizioni neurodegenerative, ma Nicholl e Greenhalgh mettono in guardia: stabilire una diagnosi clinica richiede test approfonditi, valutazioni neuropsicologiche e indagini strumentali, elementi non disponibili attraverso fonti pubbliche.