SELVAZZANO DENTRO (PADOVA) - Ci sono luoghi che sanno custodire meglio di altri il ritratto vero di una persona. Per Marco Cossi, uno di questi posti era il bar Centralino, in via Padova a Tencarola, proprio sotto la sua casa.
Non servono grandi discorsi per capirlo, al contrario bastano una sedia, un cappuccino, un saluto entrando o uscendo, qualche parola scambiata con chi stava dietro al bancone o seduto ai tavolini.
Al Centralino, Marco non era soltanto un cliente abituale, era una presenza familiare. E proprio per questo oggi il vuoto pesa di più. A ricordarlo sono Angela e Luigi, marito e moglie, titolari del Centralino e anche vicini di casa di Marco, visto che abitano nello stesso stabile.
Nelle loro parole, il dolore si mescola allo smarrimento. «Marco era una presenza abituale e gentile – raccontano –. Lo vedevamo spesso, soprattutto nel fine settimana: si fermava per un cappuccino o prendeva qualcosa da portare via per la mamma. Anche quando non si fermava a prendere qualcosa, entrava o passava davanti al bar e ci salutava sempre. A volte, al sabato mattina si metteva persino ad aiutarci a sistemare i tavoli. Lo faceva in modo naturale, era semplicemente il suo modo di essere». L’ultima immagine che conservano di lui risale proprio a domenica pomeriggio, poche ore prima della tragedia. «Era passato qui a bere un cappuccino - aggiungono -. Lo ricordiamo sereno, contento, con quell’aria di chi aveva qualcosa di bello in testa. Sapevamo che stava lavorando al progetto del food truck e che ne era entusiasta».







