PADOVA - Nato a Latisana (Udine), cinque anni fa Marco Cossi era tornato dall'Inghilterra per andare a vivere a Tencarola di Selvazzano Dentro, a casa dell'anziana madre. Era lui che, in accordo con il fratello (dirigente delle ferrovie in Svizzera) e la sorella, si prendeva cura della donna, che non lasciava quasi mai da sola, a parte durante i turni di lavoro come dipendente di una ditta di logistica farmaceutica, portando i medicinali d'urgenza nelle farmacie della zona.

Partiva presto la mattina, tornava verso le 18.30 e si fermava in uno dei due bar della zona fino all'ora di cena. Poi saliva al suo appartamento (di proprietà) e non usciva più. Ed è dall'esterno di quell'appartamento che ieri si sentivano, nella tromba delle scale, le lacrime e la disperazione della madre, stretta nell'abbraccio dei suoi due figli.

Il lunedì è il giorno di chiusura del bar Centralino, di fianco all'ingresso della scala del palazzo di via Padova, a Tencarola, nel quale viveva il 48enne. Seduto al tavolino, Ahmed scorre le chat sul cellulare: è lì che gli è arrivata la notizia dell'uccisione di Marco Cossi. La voce è girata tra amici, prima era un sospetto e poi è diventata una certezza.

«Lo conoscevo bene - ricorda - Si fermava sempre qui con noi di rientro dal lavoro, poi all'ora di cena saliva dalla madre e non si faceva vedere più nemmeno se lo si chiamava: doveva solo scendere le scale ma diceva sempre che voleva occuparsi della mamma e che lei aveva bisogno di lui».