VEGGIANO (PADOVA) - «Signori e signore lunedì questo atterra il Godor Truck, a Grisignano. Ps: se volete godere dovete sapere dove godere». Alle 14.04 di venerdì, Marco Cossi aveva scritto così nel gruppo WhatsApp dei colleghi. Aveva allegato anche uno screenshot con il calendario della settimana dove il food truck avrebbe dovuto fare tappa: Grisignano di Zocco, Limena, Torri di Quartesolo, Curtarolo. C’era dentro tutto il suo entusiasmo per quel progetto che lo stava trascinando da tempo, il Godor truck da avviare con l’amico Samuele, conosciuto da tutti come “Masterchef”. Oggi, dentro quel gruppo di lavoro, quel testo resta come una ferita aperta.
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Nella sede Plurima di Veggiano, la società di trasporti ospedalieri dove Marco lavorava come autista, il dolore si tocca quasi con mano. Chi parla di lui lo fa con una commozione che si mescola alla fatica di accettare quanto accaduto. Tra questi c'è Laura Peruzzo, braccio destro della responsabile della logistica. «Per me Marco era davvero il più buono di tutti – racconta Peruzzo – Era il più disponibile, il più presente, quello che non si tirava mai indietro. Se serviva un autista all’ultimo momento, se c’era da organizzare una partenza la sera per il mattino dopo, lui rispondeva sempre. A qualsiasi ora. Non diceva mai di no, proprio mai. Io sono rientrata da poco dalla maternità. E lui è stato il primo autista a cui avevo detto che ero incinta. Era uno che si interessava davvero a come stavi e cercava sempre di dirti qualcosa che potesse farti stare un po’ meglio». Nella memoria della collega affiorano anche quei particolari che fanno diventare una persona inconfondibile. «Era un gigante buono – aggiunge Peruzzo – Aveva sempre addosso tantissimo profumo: lui sosteneva che fosse solo una spruzzata, ma non era mai vero. E poi quel mazzo di chiavi rumorosissimo. Bastava sentirlo e dicevamo subito: è arrivato Marco. Aveva una presenza forte, ma mai invadente. Lui era innamorato della sua mamma. Dopo il lavoro lo incontravo spesso al supermercato qui vicino, mentre comprava quello che serviva per la cena, pensando a lei, a cosa potesse piacerle».












