PADOVA - Alla fine è stata una questione d’affari e di droga. Eccola la cornice nella quale si inscrive l’omicidio di Marco Cossi, il 48enne di Latisana (Udine) residente da due anni nella casa dell’anziana madre (della quale si prendeva cura) a Tencarola di Selvazzano, alle porte di Padova. Cossì è stato ucciso domenica sera (19 aprile) con almeno quindici coltellate dall’amico e socio Samuele Donadello, 47 anni di Treponti di Teolo, arrestato ieri mattina dagli agenti della Squadra mobile di Padova che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare chiesta dalla sostituto procuratore Martina Varagnolo ed emessa dal giudice per le indagini preliminari.
Tutto ruota attorno al progetto del food truck, un camioncino per il cibo di strada che Cossi aveva finanziato e che Donadello avrebbe gestito a partire da lunedì sera, ma che non ha mai aperto. Quell’attività però nella testa della vittima, non sarebbe servita solo a sfamare giovani e non giovani a tarda notte o durante le sagre ma sarebbe stata la copertura per un giro di spaccio di ketamina e sigarette elettroniche con principio attivo di Thc. E di questo, stando alla ricostruzione data martedì mattina agli inquirenti da Samuele Donadello (che da alcune ore era indagato a piede libero per omicidio volontario) lui e il 48enne avrebbero parlato durante l’appuntamento che si erano dati domenica sera in un boschetto dietro all’aeroporto di Padova per «fumare insieme», come aveva scritto la vittima al futuro assassino alcune ore prima.














