VENEZIA - Nella conferenza stampa finale, Kaja Kallas ha liquidato l’argomento in 22 secondi. Ma sono state comunque parole pesanti, quelle pronunciate dall’Alta rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, ieri al termine del Consiglio che a Lussemburgo era chiamato a fare il punto anche sull’aggressione all’Ucraina e, fra i risvolti, pure sul caso dell’Esposizione Internazionale d’Arte a Venezia. «Mentre la Russia bombarda musei, distrugge chiese e cerca di cancellare la cultura ucraina – ha detto la componente della Commissione – non dovrebbe esserle permesso di esporre le proprie opere. Il ritorno della Russia alla Biennale di Venezia è moralmente sbagliato e l’Ue intende tagliare i suoi finanziamenti».
Bruxelles ha mantenuto dunque la linea dura, nel vertice che ha visto l’intervento in videoconferenza di Andrii Sybiha, ministro ucraino degli Esteri. L’omologo lettone Artjoms Uršuļskis avrebbe voluto però ancora di più, cioè il vero e proprio bando di Mosca in laguna: «C’è una specifica questione che la Lettonia vuole sollevare all'ordine del giorno ed è la partecipazione della Russia alla Biennale di Venezia quest'anno. La Russia uccide civili ucraini ogni giorno e di fatto sta distruggendo il patrimonio culturale europeo. Quindi crediamo che sia necessaria un’azione collettiva e chiederemo ai nostri amici di supportarci. Abbiamo bisogno di avere una posizione congiunta per vietare alla Russia di partecipare alla Biennale di Venezia. I russi non sono pronti a terminare la guerra e decisamente questo non è il momento di dare loro credibilità internazionale. Questa è una delle modalità con cui stanno tentando di influenzare il nostro pensiero qui in Europa».










