Le sanzioni europee alla Russia? Da rivedere. Trump? Vuole normalizzare i rapporti tra Washington e Mosca e l’Europa rischia di restare tagliata fuori. L’Alto rappresentante Kaja Kallas? Non è riconosciuta come «interlocutrice» credibile dal Cremlino. Il linguaggio della diplomazia tende a troncare e sopire, a dire e non dire. Ma c’è un non detto sulla guerra in Ucraina della diplomazia italiana che emerge in modo chiarissimo da un rapporto dell’ambasciatore italiano a Mosca Stefano Beltrame, letto dal Messaggero, e apre uno spaccato sugli umori delle principali cancellerie europee.
Beltrame ha da poco incontrato di persona Vladimir Putin: il 15 gennaio, al Cremlino, per consegnare le credenziali. In un dispaccio pubblicato martedì su Prisma, la piattaforma riservata dei diplomatici, il capo della missione a Mosca esprime le perplessità italiane non solo sul 20esimo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia, che sarà approvato a fine febbraio, nel quarto anniversario dalla guerra. Prevede una nuova imponente stretta ai visti per i cittadini russi che viaggiano nel Vecchio Continente. Pessima idea, spiega l’ambasciatore italiano che suggerisce «di dover impostare fin da ora una linea di contenimento e roll back: da un punto di vista economico il turismo non alimenta, ma sottrae risorse finanziarie al sistema dell’economia russa e sanzionarlo non danneggia il Cremlino, ma solo noi europei». Beltrame prosegue: «Se l’Europa vuole contrastare la propaganda bellicista del regime in Russia, non vi è cosa migliore di un viaggio in Occidente per vedere le cose con i propri occhi. Al contrario, bloccare il turismo russo significa colpire indiscriminatamente la facoltà di individui di recarsi in viaggio solo perché di nazionalità russa».






