"La Coalizione antirussa guerrafondaia dei Volenterosi non è riuscita a battere Donald Trump in casa".
Il post di Dmitry Medvedev su X riassume il senso delle reazioni dei seguaci del Cremlino alle consultazioni di Washington. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, i commenti di politici e canali Telegram militari russi sono quasi unanimi: l'Europa ha cercato di mettersi di traverso agli sforzi di pace del presidente americano, ma non sembra destinata ad avere successo. Anche se, insiste l'ex capo di Stato russo, lo ha "ringraziato e adulato". "I tempi sono cambiati", ha affermato il vice presidente del Senato, Konstantin Kosachyov, e ora né Kiev né Bruxelles possono più "abbaiare contro la Russia da dietro le spalle dell'America". Insomma, "i leader attuali dell'Unione europea e della Nato sono finiti in panchina".
L'ottimismo di chi vede un buon risultato per la Russia nei colloqui avvenuti negli Stati Uniti si fonda in particolare sulla constatazione che Trump non ha cambiato idea rispetto alle convinzioni con cui è uscito dal vertice con Vladimir Putin in Alaska il giorno di Ferragosto, che coincidono con quelle espresse da lungo tempo da Mosca. Una sul piano del metodo: non è necessario un cessate il fuoco ma bisogna puntare direttamente a un trattato di pace. L'altra sul piano dei contenuti: Kiev deve rinunciare a entrare nella Nato.











