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21 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 20:07

Rimpatriare 1.200 migranti in un anno e mezzo, un massimo di 800 ogni anno. Cioè appena 125 in più di quelli che nel 2025 sono tornati spontaneamente nei Paesi d’origine. È tutto qui lo scopo della norma per cui il governo è andato a schiantarsi contro il muro del Quirinale: a certificarlo è il parere della Commissione Bilancio della Camera sul nuovo decreto Sicurezza, in discussione nell’Aula di Montecitorio dopo il via libera di venerdì al Senato. Il documento analizza anche l’ormai famigerato articolo 30-bis, introdotto durante l’esame a palazzo Madama, in cui si prevede un contributo economico da 615 euro, “ad esito della partenza dello straniero”, per gli avvocati che assistono i migranti nelle procedure di rimpatrio volontario. Una norma pensata per favorire la “remigrazione” – totem dell’estrema destra – ma ritenuta incostituzionale dal Colle, tanto che l’esecutivo ha dovuto impegnarsi ad aggiustarla con un futuro provvedimento ad hoc (un emendamento avrebbe costretto il testo a tornare al Senato, col rischio di decadenza).

Nonostante il ciclone politico che ha innescato, però, nella pratica la misura è pensata per avere un effetto misero. Per finanziarla, infatti, il decreto stanzia appena 246mila euro per il 2026 e 492mila per ciascuno degli anni 2027 e 2028: pertanto, si legge nel parere della Commissione Bilancio, “i limiti di spesa previsti dalle norme sembrerebbero sufficienti a garantire ai rappresentanti legali un numero di compensi pari a 400 nel 2026 (246.000/615) e 800 nel 2027 (492.000/615)”. Non un grande balzo in avanti, se si pensa che nel 2025 – dati ministero dell’Interno – i rimpatri volontari assistiti sono stati 675. Insomma, nella migliore delle ipotesi, l’incentivo economico voluto dal governo servirebbe a far crescere le “remigrazioni” di qualche decina di unità all’anno. Numeri lontanissimi da quelli sciorinati alla Camera da Matteo Piantedosi per sponsorizzare il progetto: la Germania, ha elencato il ministro dell’Interno, ha effettuato nel 2025 “oltre 16mila” rimpatri volontari assistiti, la Svezia oltre 9mila, il Belgio più di tremila, la Spagna del governo socialista oltre duemila“.