Approvare il decreto sicurezza così com’è e solo dopo modificare la norma sui premi per i rimpatri dei migranti bocciata dal Quirinale. È la soluzione che sembra prendere corpo dopo ore assai tribolate per il governo e la maggioranza di centrodestra. Tirano dritto, insomma. Ma solo all’apparenza. Perché l’idea è poi varare un decreto legge ad hoc per correggere quella singola norma a rischio incostituzionalità.
L’ipotesi di cambiare la norma “remigrazione”, com’è stata ribattezzata, alla Camera e poi riportare il provvedimento al Senato entro sabato, ultima data utile per non farlo scadere, era stata preferita ieri dopo il colloquio al Colle tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Senza una modifica a quel testo il capo dello Stato potrebbe anche non apporre la sua firma al decreto. Ma la ragioneria dello Stato ha bocciato, per mancanza di coperture, la soluzione che la maggioranza aveva ipotizzato per riscrivere la controversa norma. E in queste ore sembra prevalere l’idea di approvare il decreto così com’è, esponendosi al rischio di una bocciatura del Colle: "Poi vedremo se ci sono aggiustamenti tecnici" possibili, ma "non in questo provvedimento", spiega il deputato e responsabile organizzativo di FdI Giovanni Donzelli.











