ROMA – Tutti pazzi per l’auto elettrica? Non proprio, anche in tempi di prezzi di benzina e gasolio alle stelle quale primo effetto della guerra israelo-americana all’Iran. Ma che l’auto a batteria abbia di colpo guadagnato appeal sui mercati - che in una parte dell’Europa non ha mai veramente avuto, con l’Italia in cima - lo dicono i dati di molti analisti. Nel mese di marzo, primi 30 giorni di guerra, le vendite di veicoli elettrici nel Vecchio continente sono aumentate del 37% su base annua, secondo le stime di Benchmark Mineral Intelligence, istituto indipendente con base a Londra. Nei primi cinque mercati europei comprendendo quello britannico, sempre a marzo la quota di Bev è passata in Germania dal 16,8% del 2025 al 24%, nel Regno Unito dal 19,4 al 22,6, in Francia dal 19 al 28,6, in Spagna dal 6,9 al 9,1, in Italia dal 5,4 all’8,6.
Non tutto è oro ciò che luccica. Ma è innegabile, stando ai numeri e a quanto viene raccontato con enfasi da chi produce e vende elettrico, che l’impennata dei prezzi del petrolio ha provocato un’impennata d’interesse dei consumatori verso una mobilità lontana dalle pompe di benzina. Stando con i piedi per terra, un maggiore impatto della guerra si dovrebbe vedere ad aprile e maggio, quando i mercati europei racconteranno gli ordini effettuati all’ombra di benzina e gasolio a oltre 2 euro al litro. Ma i segnali si stanno comunque moltiplicando.







