Il progresso quasi sempre non arriva con le buone maniere. Arriva con una botta di benzina a due euro e ottanta al litro. E allora sì, all’improvviso, l’auto elettrica non è più quel giocattolo da hipster milanese che blocca il marciapiede con le sue quattro ruote silenziose: diventa l’unico rifugio razionale contro il Medio Oriente che, una volta ogni decennio, decide di ricordarci chi comanda davvero sul pedale dell’acceleratore.
I numeri parlano chiaro. Nel primo trimestre del 2026, nelle quindici piazze automobilistiche che contano davvero – quelle che pesano il 94% del mercato elettrico continentale – le immatricolazioni di auto a batteria sono schizzate del 29,4%, sfiorando le 560.000 unità. A marzo da solo, boom del 51,3%. Germania, Francia, Spagna, Italia e perfino la Polonia (sì, la Polonia) sopra il 40%. In Inghilterra, secondo mercato del continente, la crescita è più timida ma pur sempre rispettabile: +12,8%.
In tutto, il 21,2% delle auto nuove vendute a marzo in Europa è già elettrico: il mercato ha fatto quello che i governi, le conferenze sul clima e Greta Thunberg non erano riusciti a fare in quindici anni di prediche. Ha reso l’auto a benzina un lusso da petrolieri. E la gente, che non è mica scema, ha fatto due conti: meglio una rata di leasing elettrico che un pieno alla settimana.







