La settimana del 25 aprile inizia con un lunedì ad alta tensione istituzionale, terminato in serata con un colloquio al Quirinale tra Sergio Mattarella e il sottosegretario Alfredo Mantovano, braccio destro di Giorgia Meloni. Viene cambiato in corsa il decreto Sicurezza, appena approvato in Senato, per via della norma che fissava un compenso forfettario al rappresentante legale «che ha fornito assistenza al cittadino straniero nella fase di presentazione della richiesta di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito».
In pratica, si prevedeva di pagare gli avvocati se il loro cliente immigrato avesse accettato di tornare spontaneamente in patria. Per questo sarebbero stati stanziati 492.000 euro l’anno. Ipotizzando 800 rimpatri volontari (una media degli ultimi anni), il compenso sarebbe ammontato a 615 euro a rimpatrio, da versare tramite il Cnf, il Consiglio nazionale forense.
Una norma che non faceva parte del testo originario firmato dai ministri, ma era stata inserita in Senato tramite un emendamento della maggioranza. Mattarella e i consiglieri giuridici del Colle l’hanno giudicata ad alto rischio di incostituzionalità. Al punto che il presidente della repubblica- spiegano fonti parlamentari - avrebbe potuto non mettere la propria firma sulla conversione in legge del decreto. Eventualità che Mattarella ha fatto presente a Mantovano durante il colloquio. Così non va, è stato il senso delle parole di Mattarella, che ha lasciato a governo e maggioranza il compito di trovare una soluzione.












