AComano Terme, in Trentino, oltre cinquanta pecore sono state predate perché la recinzione elettrificata che avrebbe dovuto proteggerle non era in funzione. Un episodio che, al di là dell’impatto mediatico, offre l’occasione per chiarire un fenomeno spesso frainteso: il cosiddetto over killing o surplus killing, una predazione in eccesso.
Sebbene non sia la regola, questo comportamento si può osservare in molte specie di predatori (lupi, volpi, orsi, gatti, orche) quando le prede sono confinate o abbondanti. Si tratta di una risposta istintiva a un'opportunità di caccia facile.
Un comportamento naturale, non “crudele”
Contrariamente a quanto suggeriscono letture semplicistiche, il comportamento dei lupi di Comano non è stato né spietato né inutile. “In natura, un branco seleziona normalmente una sola preda: l’individuo più vulnerabile, perché malato, anziano o troppo giovane”, spiega a La Zampa Ivana Sandri, etologa dell’Enpa di Rovereto. “Questo perché la caccia comporta un dispendio energetico elevato e i predatori non possono permettersi di sprecarlo inseguendo più animali del necessario”.
Il quadro cambia radicalmente quando si verifica una situazione artificiale, come quella di un gregge rinchiuso in un recinto privo di corrente. Le pecore, a causa della domesticazione, hanno perso gran parte dei loro comportamenti antipredatori: non si disperdono in modo efficace, non riconoscono tempestivamente il pericolo e, soprattutto, non riescono a fuggire. L’agitazione collettiva – corse, ammassamenti, tentativi caotici di fuga – diventa un potente stimolo per il predatore.












