Sono 190 i lupi trovati morti sulle strade, nei boschi e nelle campagne italiane nei primi quattro mesi del 2026. A questi si aggiungono 9 animali feriti o catturati e 4 successivamente rilasciati in natura. È il quadro tracciato dal secondo Bollettino dell’Osservatorio Lupo di 30Science.com, che fotografa una situazione sempre più complessa sul fronte della gestione della specie in Italia.

Ma il dato che più sta alimentando il dibattito pubblico non riguarda soltanto la mortalità dei grandi carnivori. A preoccupare è soprattutto l’aumento delle interazioni tra lupi e persone nei contesti antropizzati, cioè nelle aree abitate o frequentate dall’uomo. Nel solo periodo marzo-aprile l’Osservatorio ha raccolto 46 avvistamenti documentati, 47 episodi di predazione e 6 casi classificati come incontri diretti, minacce o possibili aggressioni nei confronti di esseri umani.

Investimenti e avvelenamenti: le principali cause di morte

Il Bollettino evidenzia come la principale causa accertata di mortalità sia rappresentata dagli investimenti stradali e ferroviari, responsabili di 70 decessi. Seguono 61 casi in cui le cause non sono ancora state determinate, 29 episodi di avvelenamento certo o probabile, 9 traumi o altre cause accidentali, 8 casi riconducibili a bracconaggio o abbattimenti illegali e 7 morti legate a patologie o competizione tra animali.