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18 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 9:01
Mentre il leader della Lega, Matteo Salvini, prepara la mobilitazione del 18 aprile in piazza Duomo, a Milano prende forma un fronte ampio e composito che prova a rispondere con una contromanifestazione. Non un blocco omogeneo, né una coalizione strutturata, ma una convergenza che tiene insieme partiti, associazioni e collettivi studenteschi. Un mosaico di soggetti diversi che, pur partendo da posizioni non sempre uguali, si ritrova su un punto preciso: riaffermare Milano come città dell’accoglienza e dell’antirazzismo. Il raduno promosso dal Carroccio, ribattezzato “Senza paura – in Europa padroni a casa nostra”, punta a portare almeno 10mila persone in piazza. Tra gli ospiti annunciati c’è il presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella, mentre resta incerta la presenza di Viktor Orbán. Salvini insiste sul fatto che “non è un Remigration Summit”, pur non prendendo le distanze da un termine che negli ultimi mesi è diventato terreno di scontro politico. “Non mi spaventa”, ha detto, “siamo in democrazia”.
È proprio attorno a quell’idea – remigrazione – che si è concentrata la reazione. Un concetto che per molte realtà milanesi rimanda a espulsioni di massa e politiche discriminatorie, e che assume un peso ancora più forte a pochi giorni dal 25 aprile, nella città simbolo della Resistenza. La risposta si sta costruendo da settimane, attraverso assemblee cittadine e momenti di coordinamento. Non c’è una regia unica, ma una trama di relazioni che tiene insieme mondi diversi: associazionismo, movimenti di base, partiti e studenti. “È una mobilitazione che nasce da Milano, dalla società civile”, spiega a ilfattoquotidiano.it Emilia Bitossi, presidente dell’associazione Naga. “La scelta della Lega di occupare piazza Duomo e di ripercorrere il percorso del 25 aprile è stata letta come una provocazione. Milano è una città antifascista, che da anni celebra quella data. E il concetto stesso di remigrazione parla di espulsione, di mandare via persone”.
















