Matteo Salvini presenta la manifestazione «Senza paura» di sabato 18 aprile a Milano come una piazza «per la pace», ma il quadro che traccia è tutt’altro che pacificato. Di sfondo - e il segretario della Lega lo sa bene - ci sono le numerose questioni internazionali aperte in un contesto instabile attraversato da conflitti che – sottolinea – «non si risolvono con nuovi invii di armi e che anzi rischiano di avere ricadute sempre più pesanti sull’economia italiana».
Il leader della Lega tiene insieme i due piani, quello globale e quello interno. Da un lato ribadisce la collocazione dell’Italia nel campo occidentale e la solidità dei rapporti con gli Stati Uniti - «Non sarà una caduta di stile (e qui si riferisce agli attacchi di Donald Trump al Papa e alla Meloni, ndr) a mettere in discussione la nostra alleanza». Dall’altro apre a una linea più critica, soprattutto sulle sanzioni alla Russia e sulle politiche europee «che ci impediscono di svincolarci dalle rigide regole del patto di stabilità per aiutare i cittadini e le imprese nel caro energia e carburanti». Il riferimento a Donald Trump non è casuale: Salvini ne condivide alcune battaglie, dall’immigrazione al contrasto alla cultura «woke», e richiama una visione meno interventista nei conflitti in corso. È in questa ambiguità – fedeltà atlantica ma crescente insofferenza verso alcune scelte occidentali – che si inserisce il suo messaggio.













