Dieci anni di lavoro come tecnico informatico liquidati con un’email di 50 parole. Giovanni ha 55 anni, è di Pavarolo. Fino all’altro giorno lavorava per l’Asl Città di Torino. Poi è cambiato l’appalto ed è stato licenziato dopo un periodo di prova. La sua è una storia che intreccia subappalti, licenziamenti e nuove regole per la Naspi. Una storia tanto emblematica da essere stata resa pubblica dal sindacato Nidil Cgil che ora si occupa del suo caso.
Il cambio d’appalto e le dimissioni forzate
«Ho iniziato a lavorare in Asl alla fine del 2015 - ci racconta Giovanni - Ho sempre svolto il mio lavoro da tecnico informatico al Giovanni Bosco con un contratto a tempo indeterminato. L’appalto dell’azienda per cui lavoravo prima era già scaduto da tempo. Con la conclusione della nuova gara a inizio anno ci siamo dovuti licenziare dalla vecchia azienda ed essere poi riassunti da un’altra agenzia per il lavoro, che ci avrebbe reso disponibili per l’azienda vincitrice».
Una gara da 30 milioni di euro
L’appalto di cui parla Giovanni vale 30 milioni di euro ed è relativo ai beni e servizi informatici per l’Asl Città di Torino, l’Asl TO4, la Città della salute e della scienza e il Mauriziano. Durerà fino al 2030 ed è stato vinto a giugno 2025 da un raggruppamento di tre imprese: R1, Netgroup e Giustacchini Tech. L’azienda Netgroup, con sede a Marigliano, in Campania, si affida a un’altra che si chiama Emea per assumere i propri lavoratori.










