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Ultimo aggiornamento: 16:56
Lo avevano licenziato per un danno di 280 euro provocato in buona fede all’azienda dopo oltre vent’anni di lavoro. Quando i dirigenti di Metro Italia avevano comunicato il grave provvedimento a Paolo Michielotto, al dipendente 55enne, occupato nella sede di Marghera, era caduto letteralmente il mondo addosso. Per lui la vergogna era stata insostenibile e si aggiungeva al dramma di trovarsi senza un’occupazione. Così Michielotto non aveva retto e, dopo una decina di giorni dal licenziamento, si era tolto la vita in casa.
Adesso, a distanza di quasi due anni, un giudice del lavoro ha stabilito che il licenziamento era sproporzionato e ha condannato la società a risarcire la famiglia con 15 mensilità.
“La sentenza non restituirà Paolo ai suoi familiari, e questo è il dolore più grande che resta. Ma la decisione fa giustizia della sua rettitudine, del suo alto senso del dovere e della sua onestà, che Metro aveva umiliato con un licenziamento ingiusto”, hanno commentato Daniele Giordano, segretario generale di CGIL Venezia, e Andrea Porpiglia della Filcams CGIL, che hanno dato l’annuncio della sentenza.






