Èdibattito acceso nei partiti dopo l'apertura della premier Giorgia Meloni all'invio di navi militari italiane a Hormuz.
La presidente del Consiglio ritiene "irrinunciabile" la presenza navale nello Stretto - anche per attività di sminamento - e chiama in causa il Parlamento per l'autorizzazione della missione.
Nell'emiciclo, al momento, non si registrano posizioni nettamente contrarie, ma non mancano i distinguo. Più di qualche frenata giunge dall'ala sinistra del campo largo. Mentre in maggioranza prevale il supporto alla premier, seppur con qualche distinzione nelle scelte comunicative. Ad aprire subito alla missione sono Forza Italia e Noi Moderati. "Assicurare la sicurezza del commercio mondiale mi sembra in linea con quanto facciamo sia a Hormuz che a Suez", spiega il portavoce azzurro Raffaele Nevi. Che ribadisce: "non siamo in guerra con nessuno". Ed è d'accordo con Meloni nel dire che la missione debba cominciare "solo a ostilità cessate".
Precondizione condivisa anche da Maurizio Lupi di Noi Moderati, che insiste sull'importanza di una "cornice internazionale che veda l'Europa protagonista". Nella Lega, invece, big e capigruppo preferiscono non commentare. Silenzio sul tema scelto anche dal leader Matteo Salvini e parafrasato da fonti qualificate del partito. Se non arrivano reazioni - il ragionamento - è perché siamo d'accordo col governo.














