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17 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 9:02
La camorra sarebbe riuscita ad infiltrarsi nella Fondazione Sorrento, la cassaforte degli eventi culturali della perla della costiera, presieduta sin dalla nascita dal magnate di Msc Gianluigi Aponte, attraverso una agenzia di viaggio inserita tra gli “Amici della Fondazione”. Sotto questa definizione, riportata dall’articolo 9 dello statuto, ricadono le persone fisiche o giuridiche che condividono e finanziano le finalità che ha sede nel bene comunale di Villa Fiorentino. Tra queste, c’è una srl con sede in Sant’Agnello dove un terzo delle quote è in mano al figlio di un “fiancheggiatore del clan D’Alessandro sposato con la figlia di un boss del clan Cesarano”.
Lo scrive la commissione d’accesso del Comune di Sorrento presieduta dal vice prefetto Vincenzo Chietti nella relazione conclusiva. Un documento esplosivo che langue dai primi di aprile in un cassetto del Viminale. E’ una circostanza indicata tra quelle che hanno indotto il prefetto di Napoli, Michele Di Bari, a proporre al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi lo scioglimento per camorra della città travolta dal ‘Sistema Sorrento’, la fabbrica delle tangenti seriali sugli appalti messa in piedi dall’ex sindaco Massimo Coppola, arrestato il 21 maggio dell’anno scorso con le banconote dell’ultima mazzetta nascoste nello zaino.






