Davvero in questa fase di crisi energetica l’Europa, e l’Italia in particolare, non possono fare a meno del gas russo, come ha lasciato intendere domenica parlando dalla Scuola di formazione della Lega l’appena riconfermato ad di Eni Claudio Descalzi? Cosa rischiamo se i traffici nello Stretto di Hormuz continueranno ad essere estremamente ridotti a causa del conflitto scatenato da Usa e Israele? Per il prossimo inverno il riscaldamento è assicurato? Il gas naturale liquefatto statunitense ci salverà o ce lo soffieranno – offrendo di più – i Paesi asiatici? Ilfattoquotidiano.it ha chiesto lumi a Anne-Sophie Corbeau, esperta di mercati del gas e ricercatrice al Center on Global Energy Policy della Columbia University. Che spiega come oggi sia prioritario ridurre la domanda. Ma i governi europei stanno prendendo tempo prima di dirlo chiaramente ai cittadini, perché “è quando si è con le spalle al muro che si inizia ad agire”.
Domanda. Descalzi ha auspicato la sospensione del bando totale sul gas russo previsto a livello Ue dal gennaio 2027. parlava da tecnico?
Risposta. Mi ha sorpresa che parlasse del Gnl facendo riferimento al 2027, quando tutto il gas russo dovrà essere eliminato. In realtà il regolamento Ue inizierà a incidere già tra dieci giorni, perché dal 25 aprile scatta lo stop a tutto il gas naturale liquefatto in arrivo dalla Russia che non sia coperto da contratti di lungo termine. Poi da metà giugno dovranno cessare anche le forniture via gasdotto con contratti di breve termine. Detto questo, non credo che siamo ancora in una situazione in cui i Paesi europei debbano riconsiderare il divieto. Ma se dovessimo trovarci di fronte a un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz – parlo di diversi mesi, fino a ottobre o novembre – allora per l’Europa lo scenario diventerebbe complicato. E ci saranno problemi anche prima, perché la questione chiave è: come riempiamo gli stoccaggi quest’anno?












