La crisi morde, ma Edison - e quindi il Paese - regge l'urto. A un mese e mezzo dal blocco dello Stretto di Hormuz e dalla dichiarazione di forza maggiore l'Italia affronta una nuova prova. La mancanza di forniture da Doha impone una riorganizzazione delle rotte del gas naturale liquefatto, ma i vertici di Foro Buonaparte rassicurano sulla tenuta strutturale del sistema. «La nostra capacità di stare sui mercati spot dà dimostrazione di sapere assorbire e compensare l’indisponibilità dal Qatar», spiegano l'amministratore delegato Nicola Monti e l’executive vice president Fabio Dubini. Un segnale netto di stabilità sistemica in un mercato globale denso di tensioni. L'interruzione dei flussi dal Medio Oriente ha generato un ammanco di volumi su scala globale. I dirigenti chiariscono la geografia dell'emergenza ricordando che «di tutto il volume di gas che esce dallo Stretto di Hormuz, che sono 120 miliardi di metri cubi, solo il 10 per cento viene in Europa, ma il 90 per cento va sul mercato asiatico». Questa sproporzione rende l'Asia spietata nell'accaparrarsi i carichi. Monti e Dubini avvertono che «questo ammanco di volume più consistente sul mercato asiatico fa sì che anche il mercato asiatico vada a comprare gas sul mercato atlantico di fornitura di Lng che è quello che più interessa all'Europa e questo trascina i prezzi verso l'alto». La dinamica si intreccia con una reazione della domanda in Oriente, costretta a frenare di fronte ai rincari. L'azienda registra una flessione dei consumi nei mercati emergenti unita a una richiesta cinese dai toni moderati in questa fase.