Tra l’11 e il 12% del nostro fabbisogno di gas annuale, così cruciale anche per la produzione di elettricità, passa dallo stretto di Hormuz, quindi da quel pezzo di mare lungo 160 chilometri che rappresenta la porta del petrolio e del gas che arriva dal Golfo Persico, approda in Europa, ma va perlopiù in Asia. Per l’Italia sono in gioco le importazioni di Gas naturale liquefatto che arrivano alle nostre coste via nave dal Qatar. Certo, è solo un pezzetto di quel Gnl diventato così prezioso per il nostro Paese dopo l’addio forzato dalla Russia (l’anno scorso il Gnl ha pesato per il 32% del gas complessivamente immesso in rete). Non c’è il rischio di rimanere a secco. Ma secondo l’ultima fotografia di Snam, il Qatar è comunque la nostra seconda forte di approvvigionamento di Gnl (un terzo nel 2025), ben dietro agli Stati Uniti da cui è arrivato l’anno scorso il 47% del gas approdato complessivamente via mare per essere riversato nei cinque rigassificatori di “casa”, Livorno, Piombino, Ravenna, Panigaglia e Rovigo.
Quindi non è proprio un dettaglio la possibilità che questi rifornimenti di gas restino congelati, visto che Doha ha sospeso l’intera produzione di Gas naturale liquefatto dopo l’attacco di Teheran via droni ai suoi siti operativi a Ras Laffan, dove esiste il più grande impianto al mondo, e Mesaieed. In prima linea c’è Edison che importa dal 2009 dal Qatar 6,4 miliardi di metri cubi di gas all'anno. Mentre Eni nell'Emirato partecipa al progetto North Field East (Nfe) con una quota del 12,5% e ha un contratto per 1,5 miliardi di metri cubi all'anno di Gnl fino al 2053 che partirà proprio quest’anno.













