VENEZIA - Era diventato famoso, famosissimo Baldassarre Galuppi, nato nel 1706 a Burano e perciò detto "il Buranello" tanto che nel 1741 lo avevano chiamato a Londra e nel 1765 a Pietroburgo. Era stato nominato maestro della Cappella ducale di San Marco, cioè il musicista più importate di Venezia. Mentre stava andando alla corte della zarina Caterina la Grande, all'altezza dell'attuale Lettonia, si imbatte in un altro veneziano illustre del suo tempo, Giacomo Casanova, che stava compiendo il percorso inverso e omaggia il suo concittadino. Così l'avventuriero ripercorre l'episodio nell'autobiografia: «Incontrammo il famoso maestro di cappella Galuppi, soprannominato Buranello, che andava a Pietroburgo con due amici e una virtuosa. Non mi conosceva e rimase sorpreso di trovare all'albergo in cui si era fermato un buon pranzo alla veneziana e un uomo come me che lo riceveva complimentandolo nella nostra lingua materna. Quando gli dissi il mio nome mi abbracciò più volte».
Questo compositore tanto celebre in vita è stato dimenticato da morto, e in tempi più vicini a noi nessuno lo ha riscoperto e rivalutato, come accaduto ad Antonio Vivaldi, per esempio. Si tratta un po' di una stranezza della storia, perché alla discesa della parabola di Vivaldi, morto in povertà a Vienna nel 1741, ha corrisposto l'impennarsi di quella di Galuppi, tanto che un copista infedele, Isepo Baldan, vendeva partiture di Vivaldi, che nessuno voleva più, spacciandole per opere di Galuppi, che erano invece richiestissime, e creando ancor oggi grossi problemi a chi si occupa di musica barocca. Alla riscoperta del Prete Rosso non ha tuttavia corrisposto un ritorno di notorietà per il Buranello.






