VENEZIA - In qualche cassetto ci sono ancora dei Super8 superstiti. Compleanno in famiglia, torta, candeline, e un bambino piccolissimo che, senza che nessuno gli abbia mai detto nulla, alza le mani nell'atto di dirigere. Quel bambino è Renato Palumbo, uno dei direttori più stimati nel repertorio italiano e in particolare nel belcanto e in Verdi. Oggi, a 45 anni dal debutto a Sciacca in Sicilia con "Il Trovatore" appena diciottenne, Palumbo è a Venezia impegnato nella concertazione della nuova produzione di "Simon Boccanegra" di Giuseppe Verdi per la regia di Luca Michieletti con Francesco Meli, Luca Salsi, Alex Esposito e Francesca Dotto nei ruoli principali. «Un bel cast e con l'orgoglio di Luca Michieletti, che con me ha lavorato molto come baritono, in un'importante prova registica. Poi La Fenice è un teatro che ha grandissima energia». L'opera debutta al Teatro La Fenice il 23 gennaio. Dopo Venezia presto a Parma per "Norma" e poi di corsa a Cagliari per lo stesso titolo.
Sessantatrè anni, di cui 45 sul podio. Si sfiora il record...
«Ai miei tempi esisteva la provincia, e dava delle possibilità. A circa quindici anni avevo iniziato a frequentare il tenore Gastone Limarilli e a collaborare con pianista accompagnatore. Lui mi ha introdotto un po' nell'ambiente. Ricordo che ho compiuto i miei diciott'anni a Benevento, dove lavoravo come pianista in teatro. Un impresario mi ha notato e mi chiesto se volevo debuttare. Era il 1981 e mi portò a Sciacca, in Sicilia. Io mi buttai. Che bella la lirica minore, palestra per i giovani».







