Ha ritratto Lenin, citato Marx, ma anche avuto una fase in cui era ossessionato dalle forme possibili degli antichi templi; ha dipinto in maniera iperrealista ma anche lavorato con la performance e la fotografia, conosce le tecniche della tradizione, ma è stato anche un artista radicale e pioniere dell’arte pubblica negli anni Sessanta, con le affissioni sui muri di diverse metropoli internazionali, ha diretto l’Accademia di Brera a Milano, ha esposto alla Biennale di Venezia e in tanti musei e ogni giorno va in studio e pensa alla grande utopia di come l’arte possa cambiare le coscienze. Fernando De Filippi ha 86 anni e nonostante gli ultimi 67 li abbia trascorsi con base a Milano, alla Puglia – alla sua terra – rimane legatissimo, «tanto che ora parte dell’anno la trascorro nella mia città, a Lecce, anche se ormai è un mortorio».
De Filippi, dopo due lunghi decenni lontano dalla Puglia, sul finire dei Settanta è tornato in patria per un po’ di anni.
«Sono arrivato a Bari nel 1979 per insegnare in Accademia di belle arti, dopo due decenni a Milano, a Brera, arrivare giù fu una nuova rivelazione, anzitutto per un clima meraviglioso che ho sempre molto invidiato alla Puglia. L’Accademia era diretta da Rino Di Coste, ci insegnavano tanti amici artisti che stimavo molto, come Nicola Carrino e Mimmo Conenna, un personaggio fantastico, che aveva anche un rapporto stupendo con i suoi studenti come Piero Di Terlizzi, che poi è stato direttore di quella di Foggia in questi ultimi anni. A Bari insegnava anche Pietro Marino, critico d’arte che ha sempre seguito il mio lavoro e quello degli artisti pugliesi, potrei fare un libro con tutte le recensioni che ha pubblicato sul mio lavoro in questi sessant’anni».






