BELLUNO - La scomparsa dello scultore Arnaldo Pomodoro, avvenuta il 23 giugno a Milano all'età di 99 anni, ha riacceso per un giorno i riflettori sulla città di Belluno rievocando i tempi in cui la sua scultura "Novecento" fu oggetto di ripetute critiche e polemiche che interessarono Palazzo Rosso e la cittadinanza.
Già nella primavera 2006, all'epoca della sua installazione di fronte a Porta Dante, quella piramide avvolgente di bronzo, alta tre metri, aveva suscitato pareri contrastanti nei cittadini. Polemiche non sopite neanche in concomitanza con la mostra di opere di Pomodoro allestita in Crepadona sino al 14 maggio 2006 con la mediazione e l'interessamento di Egidio Fiorin. Poi si passa a marzo 2012: mentre continuano le pressioni per vendere l'opera, nella polemica entra lo scrittore Aldo Busi che su Dagospia sentenzia: «Sindaco (Ermano De Col, ndr), lasci la statua a imperitura memoria di una salatissima gaffe (295.000 euro, ndr). Con 480.000 euro oggi si compra una statua storica di Arturo Marini o di Lucio Fontana». Ormai la querelle ha oltrepassato i confini cittadini, Belluno è in prima pagina sui giornali. Nel contempo l'opera è ceduta alla Fondazione Cariverona per 325.000 euro, ma resta in città con concessione di comodato d'uso per vent'anni al Comune. Alla fine "Novecento" costa 393.000 euro al Comune capoluogo per superare i 400.000 euro con i 10.000 delle commissioni di Egidio Fiorin.










