Durante l’Esposizione Universale di Parigi del 1900, con una sezione dedicata anche agli strumenti musicali, Luigi Embergher vinse la medaglia d’oro. Figlio di Maria Ciccarelli e dell’ebanista Peter nato in Austria, Luigi nacque ad Arpino (Frosinone) il 4 febbraio 1856 e già in giovane età divenne noto come liutaio, specializzandosi nella realizzazione di mandolini a fondo bombato, svolgendo l’attività tra il 1880 ed il 1935. La performance francese portò Luigi alla notorietà ed attirò l’attenzione del romano Silvio Ranieri (1882/1956), artista di fama mondiale, virtuoso esclusivamente dello strumento, che volle provare la premiata “Mandoliola” riportandone una sensazione straordinaria al punto di paragonarla, quanto a perfezione, ad un violino Stradivari. Ranieri ebbe in dono da Embergher il mandolino premiato e la loro amicizia durò tutta la vita.

Già in precedenza intanto, Embergher aveva cercato attraverso Giovan Battista Maldura (1859/1905), di dimostrare la capacità concertistica del mandolino in generale attraverso un quartetto d’archi di notevole spessore professionale che però, purtroppo, non riuscì ad eliminare l’ostracismo del pubblico verso lo strumento, considerato, a torto, adatto solo per serenate improvvisate ed utilizzato nelle festività di paese. Nel 1904, dopo un concerto dove Ranieri raccolse a Parigi un successo senza precedenti, sembrò che l’orientamento del pubblico potesse finalmente uscire dal considerare il mandolino quale strumento “minore” ma i fatti ben presto non modificarono l’assurda prevenzione. Deluso, Ranieri continuò la sua attività stabilendosi definitivamente a Bruxelles e probabilmente questa fu la involontaria svolta negativa per la strumentistica del mandolino.