BURANO (VENEZIA) - Esiste un momento nella storia del Novecento in cui l'artigianato ha smesso di essere "soltanto" un sapere manuale, per elevarsi a linguaggio dell'anima e della modernità. Quel momento, compreso tra gli anni Venti e Trenta, rivive oggi nelle sale del Museo del Merletto di Burano attraverso la mostra "Merletti d'autore", un'esposizione che non si limita a celebrare una tecnica apprezzata in tutto il mondo, ma che sancisce definitivamente il ruolo di quest'arte nel firmamento delle grandi arti decorative.

Inserita nella cornice della quinta edizione della Biennale del Merletto che culminerà a giugno 2026 con un grande convegno internazionale ospitato a Palazzo Mocenigo, la mostra traccia una linea di continuità tra la tradizione secolare e la spinta innovatrice del secolo scorso.

Al centro del percorso espositivo vi è l'assunto teorico che, a partire dal 1927, vide il merletto diventare un'opera d'arte autonoma, al pari del vetro di Murano o della ceramica. Storicamente e simbolicamente la nascita del merletto d'autore coincide con la III Biennale di Monza, occasione in cui Giulio Rosso presentò la sua celebre opera "Corteo in costume" per Jesurum. Fu l'inizio di una stagione irripetibile, fondata sulla collaborazione tra manifatture d'eccellenza e artisti e designer. Un fenomeno che non abbraccia esclusivamente l'ambito veneziano, ma si estende anche ad altri importanti centri produttivi italiani.