Cosa resta di un criminale alla fine della sua vita? Dopo i delitti, le prime pagine dei giornali e un'immagine costruita nel terrore, quel che rimane del superboss Felice Maniero è un uomo stanco: un anziano solo, chiuso in una casa di cura a fissare il quadro che sta dipingendo.
Un uomo che brucia in un vulcano: «un'anima dannata, io», ha spiegato lo stesso malavitoso, ormai 71enne, al Corriere della Sera. Il suo periodo più bello è quando ha fatto l’hippie in Inghilterra a 15 anni: «Andavo a caccia dei Jethro Tull, dei Genesis, dei Black Sabbath. Paranoid, meraviglia. Per un annetto e mezzo sono sparito lì».
Maniero, conosciuto come "Faccia d'angelo", è stato probabilmente il più temibile criminale del Nord Italia, a capo di una delle più pericolose organizzazioni malavitose, la Mala del Brenta. Maniero ha potuto contare sulla fedeltà di almeno 400 uomini, tra ladri, rapinatori, sequestratori, spacciatori, trafficanti e persino assassini. Con loro ha portato a termine colpi da miliardi di lire, ma adesso cosa gli rimane? «Non conviene, non ti resta niente — ha raccontato l'anziano al Corriere —. Ai ragazzi lo sconsiglio vivamente». In tarda età si è reso conto di aver perso anche gli affetti: «Non vedo più neppure i miei figli e questa è la cosa che più mi fa male, mi mancano tanto, li sento quando chiamo io e loro rispondono per forza».






