VENEZIA - Lui e Felice Maniero hanno firmato la storia criminale del Veneziano per oltre vent’anni. Silvano Maritan (che a dire il vero non ama, per usare un eufemismo, essere accostato a Faccia d’Angelo) è stato per una vita il leader della mala del Veneto orientale, rispettato (ma soprattutto temuto) da tutti. Un boss che, nei suoi 78 anni, ne ha passati quasi quaranta in carcere: tutt’ora sta scontando a Santa Maria Maggiore una pena di 14 anni per l’omicidio, nel novembre 2016, di Alessandro Lovisetto. E proprio in carcere, negli ultimi mesi, ha scoperto una nuova passione: il giornalismo. Il suo nome figura nella gerenza del giornale della casa circondariale lagunare, “Ponti”. «È tra i più operativi - raccontano i responsabili del giornale - ha un entusiasmo incontenibile, presenta un sacco di idee e proposte a ogni riunione di redazione. Nei prossimi numeri uscirà un servizio a cui sta lavorando da molti giorni». Maritan la passione per la scrittura l’ha sempre avuta: dal carcere ha scritto negli anni centinaia di lettere indirizzate ad amici, famigliari, giornalisti. Uno stile diretto e chiaro, avaro di fronzoli e retorica spiccia: le stigmate del cronista. Maritan, considerata l’età avanzata e certi problemi di salute, aveva ottenuto gli arresti domiciliari. Un anno fa, però, era scattato di nuovo l’arresto perché aveva disobbedito alle disposizioni del giudice di sorveglianza. I carabinieri lo avevano trovato in compagnia di una donna che aveva avuto più di qualche problema con la Giustizia e siccome l’ex boss aveva l'obbligo di non frequentare pregiudicati, il magistrato aveva deciso di farlo tornare in carcere.
Silvano Maritan, da boss della Mala del Brenta a giornalista (in carcere)
VENEZIA - Lui e Felice Maniero hanno firmato la storia criminale del Veneziano per oltre vent’anni. Silvano Maritan (che a dire il vero non ama, per usare un eufemismo, essere accostato a...







