Felice Maniero, l'ex boss della Mala del Brenta (ancora) a processo: botte al compagno di cella perché russava

domenica 20 luglio 2025, 01:55 - Ultimo agg. 09:02

1 di 3

di Maurizio Dianese

VENEZIA - Il compagno di cella, un detenuto pugliese collaboratore di Giustizia, era finito all'ospedale con il segno netto del telecomando della tivù stampato in fronte, la frattura del setto nasale e una prognosi di guarigione di 10 giorni. «Teneva sempre il volume troppo alto e io gli ho dato una mano ad abbassarlo», era stata la difesa da guascone di Felice Maniero. «Ce l'aveva con me perchè russavo» - ha invece sostenuto il detenuto picchiato, sentito ieri dal Tribunale di Firenze in teleconferenza da un sito protetto. «Mi è saltato addosso, mi ha bloccato il braccio destro con il ginocchio, mi ha afferrato per il collo e mi ha colpito ripetutamente sul capo e sul viso con il telecomando della televisione, dicendomi “Vuoi che te la stacco adesso la testa”? Faccio presente - ha detto il detenuto picchiato - che per convivenza e per rispetto non fumavo all'interno della camera e per evitare di disturbarlo col russare aspettavo che Felice Maniero si addormentasse». Non solo, il “picchiato” ha anche rivelato di sapere che il suo compagno di cella era l’ex capo della Mala del Brenta: «E gli preparavo il caffè, gli facevo da mangiare», ha detto in aula, annunciando che avrebbe ritirato la querela. Il problema è che, per legge, siccome Maniero ha usato un oggetto – il telecomando - trasformandolo in un'arma impropria, si procede d'ufficio.