VENEZIA - Un anno e mezzo di carcere. È la pena inflitta ieri dal Tribunale di Firenze a Felice Maniero. Ed è solo l’inizio perché fra questa e la prossima settimana l’ex boss della mala del Brenta andrà a giudizio anche per altri tre episodi, sempre violenti.
Intanto ieri Faccia d’angelo si è portato a casa in primo grado quasi 600 giorni di carcere per aver fatto finire all’ospedale, con una prognosi di 20 giorni di guarigione, il suo compagno di cella, un detenuto pugliese collaboratore di Giustizia (per questo non scriviamo il nome). Il detenuto, che aveva avuto la sventura di dividere la cella del carcere di Sollicciano con quello che è stato in assoluto il più grande bandito del Nordest di tutti i tempi, era stato ricoverato al pronto soccorso con il segno netto del telecomando della tivù stampato in fronte. In più aveva riportato la frattura del setto nasale. «Teneva sempre il volume del televisore sempre troppo alto», ha tentato fin dall’inizio di questa vicenda di difendersi Felice Maniero, attraverso le parole del suo legale, l’avvocato Rolando Iorio. Ma il Tribunale ha creduto alla versione del compagno di cella: «Mi è saltato addosso, mi ha bloccato il braccio destro con il ginocchio, mi ha afferrato per il collo e mi ha colpito ripetutamente sul capo e sul viso con il telecomando, dicendomi: «Vuoi che te la stacco adesso la testa?». Da qui la condanna ad un anno e 6 mesi per l’episodio, che risale al 18 luglio del 2020, quando Maniero era detenuto dopo essere stato condannato a 4 anni per aver maltrattato la compagna di una vita, Marta Bisello.






