"Felice Maniero, boss della Mala del Brenta detto 'faccia d'angelo', che negli anni '90 aveva collezionato tre evasioni clamorose dal carcere, viene superato dall'albanese Toma Taulant che nel 2025 riesce a trasformare un carcere di massima sicurezza in un trampolino verso l'esterno, segando sbarre e calandosi con lenzuola annodate, mentre l'amministrazione penitenziaria continua a collocare detenuti di tali rilevanza e caratteristiche accanto ad aeroporti, ferrovie, autostrade e a poca distanza dai confini nazionali."
Ad affermarlo in una nota è Leo Beneduci segretario generale dell'Osapp, organizzazione sindacale autonoma Polizia Penitenziaria.
"È come un implicito invito alla fuga, collocare consimili detenuti in luoghi da cui, una volta evasi, può essere agevole raggiungere destinazioni estere - denuncia il sindacalista - e l'attuale Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria (il Dap) sconta le disattenzioni delle precedenti gestioni, ivi compresa l'inadeguata distribuzione dei contingenti di personale, ad Opera -30% rispetto al necessario per una popolazione detenuta del 25% oltre le capienze ammissibili".
Per Beneduci, "il sistema penitenziario italiano non dispone più di istituti di pena sicuri e collocati in luoghi idonei per particolari tipologie detentive" e "purtroppo l'esperienza degli ultimi anni ci racconta che, ferma restando l'auspicata e speriamo celere cattura dell'evaso, ancora una volta le attenzioni delle autorità saranno rivolte verso il 'dito' delle possibili responsabilità del personale minuto, quali che ne siano le effettive condizioni di lavoro e di organizzazione, piuttosto che - conclude - verso la 'luna' delle colpe di un apparato che non riesce più a svolgere debitamente i compiti che la legge gli ha affidato nell'interesse della Collettività."







