Un piano architettato da mesi, nei minimi dettagli. Che ha richiesto, oltre all'attrezzatura, un severo regime dietetico. Taulant Toma, l'albanese di quarantuno anni esperto in evasioni estreme che domenica all'alba è scappato dal carcere di Opera, aveva anche perso peso per passare dal buco di pochi centimetri creato segando le sbarre. Corporatura minuta, un metro e 65 centimetri di altezza, il pregiudicato è ulteriormente dimagrito per procurarsi la sua quarta latitanza, uno snellimento che non è riuscito al suo compagno di cella che alla fine ha desistito.

Da due giorni Toma, conosciuto anche con l'alias di Admir Dedinca, è il super ricercato d'Italia. «Grandissima sorveglianza, pericolo evasione, vedi nota Dap», è annotato nella sua scheda descrittiva, nella quale si specifica il trasferimento da Sassari proprio per motivi di sicurezza. La Prefettura ha attivato un coordinamento per trovarlo: sono stati istituiti posti di blocco, il timore è che possa fuggire all'estero contando sulla sua articolata rete di contatti e ricongiungersi con altri gruppi criminali della mafia albanese. Stando alle indagini, già nell'immediatezza dell'evasione avrebbe beneficiato di appoggi esterni. Le telecamere lo riprendono mentre si allontana a piedi, alle sei e mezza del mattino, qualche ora dopo in una piazzola della tangenziale è stato trovato un furgone abbandonato, è possibile che in quel punto si sia incontrato con un complice. È l'ultimo atto di un progetto elaborato. Nelle zone di lavoro adibite per i detenuti si è procacciato sega, lima, pinza, pezzi di metallo e alcune chiavi inglesi per crearsi in varco tra le grate, ha accumulato lenzuola che ha arrotolato per calarsi dal terzo piano, a oltre quindici metri di altezza. Per scavalcare i sei metri della cinta muraria ha utilizzato dei manici di scopa attaccati con del nastro adesivo, aggiungendo all'estremità un gancio che ha arpionato al bordo.