VENEZIA - In "Come me nessuno mai. Le mille vite di Felice Maniero. Bandito" Maurizio Dianese, il giornalista che per anni sul Gazzettino ha raccontato le malefatte della banda del Brenta, ricostruisce per filo e per segno la parabola criminale di Felice Maniero. In un passaggio del libro il boss svela i retroscena di uno degli omicidi più efferati nella storia della banda e cioè l'assassinio dei fratelli Massimo e Maurizio Rizzi e di Franco Padovan.

Di seguito un estratto del libro.

Si era sempre creduto che fosse stato Maniero a preparare la trappola per i Rizzi: una rapina alla quale aveva chiesto che partecipassero anche loro. I dettagli non erano mai stati chiariti, però. Ora, invece, Maniero la racconta in altro modo e dice che sono stati proprio i Rizzi a cercarlo. Evidentemente, avevano bisogno della sua "arte" per mettere a segno il colpo. (...) È, in effetti, la versione più convincente, perché spiega come mai i due fratelli siano caduti così facilmente nella trappola, consegnandosi mani e piedi ai loro assassini. La rapina l'avevano pensata loro e nella loro testa avevano pensato che semplicemente potevano chiamare Maniero come esperto, ma non come socio di maggioranza, non come capo. Un modo per accreditarsi definitivamente come banditi alla pari del boss.