Nel centro di Monaco, in Burgstraße, c’è una casa, tra le più antiche della città, che ha attraversato i secoli. La Schreiberei è un edificio i cui primi documenti ufficiali risalgono al 1552. Fino a oggi è stato ristrutturato quel tanto che serviva, per mantenerlo vivo senza stravolgerlo. Le pareti sono spesse, i soffitti bassi con le volte, le linee irregolari. Il tempo qui si vede nella materia. Per arrivare in sala ci si prepara a una scala ripida, di legno.
È un accesso che si sente fisicamente, con quei 23 scalini che preparano al cuore accogliente del locale, dove il rischio del pittoresco viene evitato con intelligenza: non si indulge nel medievalismo da cartolina, il contemporaneo si appoggia all’esistente con grazia, in una bella eleganza teutonica.
L’ITINERARIO
L’Amsterdam delle brasserie apre le porte alla cucina d’autore di Ottolenghi
Questo è il luogo in cui Tohru Nakamura, tre stelle Michelin, mette in scena non una generica “fusione” tra Oriente e Occidente, ma un linguaggio che nasce dalla sua biografia — padre giapponese, madre tedesca, Monaco come città natale, Francia e Giappone come scuole di disciplina — e arriva nel piatto senza bisogno di dichiararsi a ogni boccone.






