Donald Trump agita i cristiani e i repubblicani d'America, e preoccupa gli elettori.
Il suo comportamento e la sua retorica alimentano il dibattito sul suo equilibrio psichico, sulla possibilità che sia "furbo come una volpe" oppure "soltanto pazzo". Un'ipotesi quest'ultima che innervosisce non poco, visti i tempi di guerra che The Donald presiede.
Non è la prima volta che la salute mentale di un presidente finisce al microscopio. Qualche anno fa era accaduto a Joe Biden dopo il disastroso dibattito proprio contro Trump. Prima ancora Abraham Lincoln aveva sofferto di depressione e Ronald Reagan, nel finire della sua presidenza, sembrava accusare le difficoltà del principio di Alzheimer ammesso anni dopo. Ora a preoccupare è il tycoon, apparso di recente sempre più senza freni. La Casa Bianca difende a spada tratta il "genio stabile" del presidente, così come Trump si è più volte definito. "E' energico e accessibile al pubblico in contrasto rispetto a quanto abbiamo visto negli ultimi anni", ha detto il portavoce Davis Ingle, senza però riuscire a convincere.
I democratici da tempo evocano il 25mo emendamento per rimuoverlo, e il coro si è fatto ancora più forte dopo la dura presa di posizione contro il primo Papa americano, accompagnata da una foto di Trump-messia poi rimossa dal suo account social su Truth dopo le accuse di "blasfemia". Ma non è solo l'opposizione a notare il declino mentale del presidente. Timori stanno infatti emergendo anche fra ex generali ed ex diplomatici, e fra i funzionari che hanno lavorato gomito a gomito con lui nel suo primo mandato. "E' un folle" e i suoi ultimi commenti su Truth mettono in evidenza il "livello della sua follia", ha osservato Ty Cobb, avvocato della Casa Bianca durante i primi quattro anni di Trump.












