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Ultimo aggiornamento: 9:54
È un errore lasciarsi trascinare dalla scia di una certa vulgata mediatica, nazionale e internazionale, che vorrebbe Donald Trump mosso da un’aggressività predatoria, senza freni, perché “pazzo”. È una lettura troppo comoda, quasi consolatoria, e proprio per questo da respingere. L’attenzione non va posta su un presunto malfunzionamento della mente del presidente, quanto su una lucida coerenza mostrata nel corso della sua vita e carriera, di imprenditore prima e politico dopo.
Un soggetto che si distingue per una radicale insofferenza verso le regole del consesso sociale e per la pretesa di ergersi egli stesso a legge, forte com’è dell’assenza di senso di colpa e di autentici limiti morali, riassume le caratteristiche del perverso. Un individuo lucido e presente, ben lontano dunque dalla follia.
Questo tipo di personalità si vive spesso come messianicamente investita della missione di difendere i cosiddetti valori tradizionali, quelli che fanno presa sull’elettorato conservatore, ma che per primo viola o disconosce. Non di rado, infatti, la furia moralizzatrice non è che il velo dietro cui si agita la necessità di occultare, e rimuovere per sempre, le tracce delle proprie oscenità, dei desideri inconfessabili, ricoprendo i cocci di quei medesimi valori che egli stesso ha ampiamente infranto nel corso della propria vita.






