A volte ignorare sembra l’unica difesa possibile. E la “Fear of Finding Out” nasce da qui, una barriera (invisibile) che spinge a fuggire da alcune consapevolezze, per timore del loro peso

di Lorena Sironi

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C’è un momento iconico nel film Matrix in cui Cypher, il personaggio più umano, preferisce una succulenta bistecca virtuale alla cruda realtà del mondo esterno in nome della “beata ignoranza”. La sua frase, non è solo una battuta cinematografica, ma l’emblema di quello che oggi chiamiamo FoFo, (acronimo di Fear of Finding Out), ovvero la paura di sapere, di scoprire. In un’epoca dominata da quello che i sociologi definiscono “sovraccarico informativo”, si sta sviluppando una sorta di cecità selettiva. È come scegliere di non guardare l’asteroide che avanza nel cielo pur di evitare l’ansia dell’impatto imminente. Proprio in questa zona d’ombra nasce la FoFo, una barriera invisibile che ci spinge a fuggire da alcune verità (necessarie) per timore del loro peso emotivo.

“Il termine FoFo, descrive proprio la tendenza a posticipare o evitare l’acquisizione di un’informazione che temiamo possa avere un impatto negativo sulla nostra stabilità emotiva o sulla immagine che abbiamo di noi stessi. In ambito clinico, non lo consideriamo un disturbo a sé stante, ma una specifica strategia di gestione dell’ansia focalizzata su un dato oggettivo, che sia un referto medico, un feedback professionale o un bilancio finanziario. Si distingue dall'ansia generalizzata perché non è una preoccupazione vaga e costante, ma una reazione molto mirata a un contenuto specifico che non vogliamo ancora conoscere. Rispetto al classico evitamento, che spesso riguarda situazioni o luoghi, questa sindrome agisce come una barriera cognitiva. Cerchiamo di mantenere un equilibrio momentaneo restando nell’incertezza, preferendo il dubbio a una verità che immaginiamo possa essere dolorosa”, spiega Agnese Cannistraci, psicologa, psicoterapeuta e direttrice clinica in Serenis.